Prima dell'arrivo dei Greci e quindi
dei Romani, cioè prima della "Storia scritta", si hanno notizie
di quattro gruppi etnici:
- Sicani: gli "indigeni",
dapprima padroni dell'isola, quindi sospinti verso occidente dall'arrivo
dei Siculi
- Siculi: giunti in Sicilia
dalla penisola (cacciati da altri invasori?) si fanno spazio sospingendo
ad occidente i Sicani
- Elimi: micro "enclave"
nella zona tra Segesta ed Erice, di origini non ben chiare.
-
Fenici: titolari di insediamenti
commerciali costieri sporadici. All'arrivo dei Greci si ritirano prevalentemente
nella zona occidentale (Mozia, Palermo, Solunto), fino alla conquista romana.
I Greci sono agricoltori e quindi, non interferendo con i commerci fenici,
non vi sono motivi di conflittualità
734
a.C. Coloni Ionici provenienti da Calcide (Eubea), dopo aver stabilito
un primo insediamento nelle odierne Napoli (S. Lucia) e Cuma, giungono
in Sicilia fondando Naxos
733 a.C. Dori di Corinto
fondano Siracusa, insediandosi sull'isolotto di Ortigia, provvisto della
sorgente della fonte Aretusa
729 a.C. I calcidesi di Naxos
fondano Catania alla foce del fiume Amenano, e Leontinoi (Lentini) più
a sud. Contemporaneamente altri Calcidesi cumani fondano Zancle (falce,
per la forma della costa nella zona del porto) odierna Messina
727 a.C. I Dori fondano Megara
Iblea
688 a.C. Dori di Rodi e Creta
fondano Gela
643 a.C. I Siracusani fondano
Casmene
633 a.C. I Siracusani fondano
Akrai (Palazzolo Acreide)
627 a.C. Non avendo Megara
Iblea avuto un grosso sviluppo, costretta tra i Calcidesi di Catania e
Lentini da una parte e i Dori di Siracusa dall'altra, una parte dei suoi
abitanti si trasferisce ad ovest, fondando Selinunte
608 a.C. Lentini. Panetios
si impadronisce del potere, dando inizio al periodo della tirannia
598 a.C. I Siracusani fondano
Camarina
580 a.C. I Gelesi fondano
Akragas (Agrigento)
570 a.C. Falaride si impadronisce
cruentemente del potere ad Akragas, diventandone tiranno
554 a.C. Akragas. Una congiura
rovescia Falaride
520 a.C. Gela. Cleandro instaura
la tirannia
498 a.C. Gela. Ippocrate
succede al fratello Cleandro
486 a.C.
Siracusa. In seguito
a lotte intestine tra il popolo e i "nobili" discendenti dai primi coloni,
questi ultimi vengono cacciati
485 a.C. Gelone, tiranno
di Gela, sollecitato dai siracusani cacciati, coglie al volo l'occasione
e si impadronisce di Siracusa. Per rendere solido il suo dominio si lega
a doppio filo con Terone di Agrigento, sposandone la figlia Damarete e
contemporaneamente dandogli in sposa sua nipote
482 a.C. Gelone distrugge
Megara Iblea
480 a.C. Imera. Terone di
Agrigento rovescia Terillo (alleato di Cartagine) e prende il controllo
della città. Questo scatena la reazione dei Cartaginesi. Gli agricoltori
greci di un tempo si sono ormai evoluti intraprendendo scambi commerciali
in concorrenza con quei Fenici che al loro arrivo si erano ritirati pacificamente,
ma che nel frattempo si erano espansi in Africa,ove avevano fondato Cartagine,
in Sardegna e in Corsica. Amilcare assedia la città. In soccorso
di Terone interviene Gelone che riesce a respingere gli assedianti infliggendo
gravi perdite di uomini e mezzi e confinandoli sempre più a ovest,
pur senza cacciarli dall'isola. Il bottino di guerra, ingente in oro e
schiavi, rende Agrigento e Siracusa ricche e opulente. Conseguentemente,
con l'emergere di una borghesia prima assente, si determinano le condizioni
per la fine della tirannia
478 a.C. Siracusa.Muore Gelone.
Gli succede il fratello Ierone
476 a.C. Ierone espugna Catania,
ne deporta gli abitanti a Lentini e la ripopola con coloni dorico-siracusani.
Dinomene, figlio di Ierone, rimane a presidiare militarmente (non amministrativamente)
la "nuova" città che viene ridenominata "Etna"
474 a.C.
Cuma. Ierone sconfigge
gli Etruschi, arrestandone l'espansione verso sud
472 a.C. Ierone sconfigge
Trasideo, figlio e successore di Terone, e allunga le mani su Agrigento
e Imera
470 a.C. Siracusa. Solenne
rappresentazione de I Persiani
di Eschilo
461 a.C. I catanesi riprendono
la loro città, cacciando i coloni dorico-siracusani che si ritirano
a Inessa (che prende a sua volta il nome di Etna) tra le odierne Paternò
e S.M. di Licodia.
460 a.C. Iniziano le rivolte
dei mercenari, già al soldo dei tiranni, contro i nuovi regimi oligo-democratici.
Dopo lunghe lotte i mercenari saranno sconfitti e "confinati" a Messina
459 a.C. I Siculi di Ducezio
conquistano Morgantina
456 a.C. Gela. Muore Eschilo
453 a.C.
Segesta,continuamente
minacciata da Selinunte alleata di Siracusa, si allea con Atene cercando
protezione.
450 a.C. I Greci, coalizzati
contro il "pericolo Ducezio", lo battono a Noe e lo esiliano a Corinto
445 a.C. Gli Agrigentini
sconfitti dai Siracusani al fiume Imera
440 a.C. Ducezio, rientrato
dall'esilio, viene affrontato e sconfitto. Viene distrutta anche Paliké,
sua roccaforte. Questo evento segna l'inizio della definitiva ellenizzazione
dei Siculi. A questo punto Siracusa é la regina delle città
siciliane. Alleata di Selinunte ad ovest, domina largamente ad est le città
doriche e ioniche. Questo stato di cose non può non essere mal tollerato
da Atene, che vede minacciati dall'"Atene dell'Occidente" i suoi commerci
e la sua influenza in Sicilia e in Italia. Inizia quindi un lavoro di aggregazione
di quelle città insofferenti del dominio siracusano (Segesta, le
ioniche Rhegion, Lentini e probabilmente anche Catania e Naxos)
431 a.C. Scoppia la guerra
del Peloponneso tra Atene e Sparta
427 a.C. E' guerra tra l'alleanza
delle città ioniche di Sicilia e Siracusa. Siracusa é manifestamente
più forte e Lentini assediata invia Gorgia ad Atene per chiedere
aiuto. Viene inviato un limitato contingente.
425 a.C. Gela. Si stipula
la pace tra le città siciliane che cedono alla supremazia di Siracusa.
Il contingente ateniese prende il mare verso la Grecia
416 a.C. Segesta, sconfitta
da Selinunte (appoggiata da Siracusa), si rivolge ad Atene
415 a.C. Non ostante la pace
non sono cessate le provocazioni di Selinunte e Siracusa verso Segesta
da un lato e le città ioniche dall'altro. Atene, convinta dall'eloquenza
di Alcibiade, invia in Sicilia una flotta al comando di Alcibiade, Nicia
e Lamaco. La flotta approda a Catania ove, in un leggendario discorso nel
teatro greco, Alcibiade convince i Catanesi ad allearsi con Atene contro
Siracusa
414 a.C. I Greci e gli alleati
affrontano Siracusa che nel frattempo aveva attrezzato meglio le difese.
L'assedio non riesce, anche per l'intervento degli spartani, al comando
di Gilippo, giunti in soccorso di Siracusa. Lamaco muore. Nicia e Demostene
(giunto nel frattempo come rinforzo) sono costretti al ripiegamento e quindi
alla fuga e alla resa. Nicia e Demostene sono giustiziati. 7000 soldati
greci superstiti rinchiusi nelle Latomie ove in gran parte muoiono, eccetto
i pochi fortunati venduti come schiavi. Leggenda vuole che pochissimi sono
liberati per il solo fatto di saper recitare Euripide.
408 a.C. Su richiesta degli
Elimi che si vedono seriamente minacciati da Selinunte, sbarca in Sicilia
un contingente cartaginese agli ordini di Annibale (nipote di quell'Amilcare
che assediò Imera nel 480). In breve Selinunte é espugnata.
Tale intervento, formalmente in difesa degli Elimi, é motivato in
buona parte dal desiderio di rivincita dopo la disfatta del 480. Selinunte
subisce così la furia vendicativa di Cartagine col massacro, superiore
alla necessità, dei suoi cittadini. Il copione si ripete immediatamente
dopo a Imera
406 a.C. Nuovo sbarco dei
Cartaginesi che assediano Agrigento e alla fine la prendono, la saccheggiano
e la incendiano. La popolazione riesce in gran parte a a fuggire e rifugiarsi
a Gela, con l'aiuto dell'esercito siracusano
405 a.C. Non ostante la protezione
di Siracusa, cadono Gela e Camarina. A Siracusa il panico produce la presa
del potere da parte di Dionigi il vecchio che istaura una sorta di dittatura
militare che ricorda molto la tirannia. A questo punto i Cartaginesi hanno
esaurito la spinta offensiva e Siracusa non si sente in grado di gestire
una controffensiva. Si stipula così un trattato di pace che blocca
la situazione allo
status quo
398 a.C. Dionigi aggredisce
Lentini, violando la pace del 405. E' l'inizio di una rapida cavalcata
che lo porta a conquistare Gela, Camarina, Agrigento, Imera, Erice e Mozia
397 a.C. I cartaginesi, guidati
da Imilcone, sbarcano a Palermo e Dionigi deve rapidamente ritirarsi a
Siracusa
396 a.C. L'esercito cartaginese
é indebolito da un'epidemia. Dionigi ne approfitta per attaccare.
Imilcone é costretto a fuggire a sua volta
395 a.C. Dionigi ricostruisce
Messina devastata da Imilcone, attacca e conquista Rhegion
393 a.C. Dionigi occupa Solunto,
respingendo ancora più a occidente i cartaginesi. Seguono alterne
vicende, fino alla morte di dionigi e alla definizione di una nuova pace
che stabilisce il confine sul fiume Halikos (Platani)
379 a.C. Dionigi conquista
Crotone
367 a.C. Muore Dionigi il
vecchio. Gli succede il figlio Dionigi il giovane
366 a.C. Dione, già
ministro di Dionigi il vecchio, trama contro il giovane; viene scoperto
ed esiliato
357 a.C. Dione torna a Siracusa
con un esercito di mercenari. Dopo un successo iniziale é costretto
a rifugiarsi a Lentini. Riorganizzatosi riprende Siracusa e si sostituisce
a Dionigi il giovane come tiranno
354 a.C. Dione, al culmine
della sua impopolarità, cade vittima di un attentato ordito da Callippo,
che gli succede.
347 a.C. Torna dall'esilio
Dionigi il giovane per cercare di ridare ordine alla città caduta
in un periodo di ingovernabilità dopo la morte di Dione e ripristinare
l'autorità centrale. Il tentativo non ha buon esito e si sviluppano
spinte centrifughe indipendentiste delle città dell'impero
344 a.C. Si profila un attacco
cartaginese. Dissidenti siracusani fuoriusciti chiedono aiuto alla madre
patria Corinto, che invia un contingente agli ordini di Timoleone
343 a.C. Dionigi, che ormai
controlla solo una parte della città, si arrende subito. Un minimo
di impegno occorre a Timoleone per cacciare i Lentinesi che occupano il
resto della città
341 a.C. Timoleone raggiunge
il grosso dell'esercito cartaginese a Segesta e lo sconfigge. Si tratta
e si ritorna al vecchio confine dell'Halyskos. Rientrato a Siracusa Timoleone
é impegnato dalla coalizione dei tiranni della Sicilia orientale,
e dopo alterne vicende riesce finalmente ad averne ragione. Viene istaurata
una forma di governo democratico che però non sopravviverà
molto a Timoleone stesso, non essendovi stato il tempo di un consolidamento
della democrazia
336 a.C. Siracusa.
Muore Timoleone
317 a.C. Siracusa. Agatocle
fomenta una rivolta popolare contro "i ricchi" e prende il potere restaurando
la tirannia. I fuoriusciti organizzano una coalizione anti-Agatocle delle
città della Sicilia orientale
311 a.C. Approfittando della
debolezza di Agatocle impegnato contro la coalizione delle città
orientali, l'esercito cartaginese, al comando di Amilcare, muove verso
Siracusa e pone l'assedio
310 a.C. Agatocle forza il
blocco navale e riesce a salpare da Siracusa non visto dalla flotta di
Amilcare. Sbarca quindi in Africa ove ha buon gioco nell'arrivare fino
a Cartagine, non dovendo affrontare una resistenza organizzata e preparata
all'evento. Non riesce però a vibrare il colpo decisivo, dovendo
rientrare rapidamente in Sicilia per fronteggiare la minaccia di Agrigento
che pareva volesse sfruttare la situazione
308 a.C. Posta relativamente
sotto controllo l'emergenza in Sicilia, Agatocle riparte per l'Africa ove
i cartaginesi si sono nel frattempo riorganizzati mentre il suo esercito,
privo di una valida guida, si é disunito
307 a.C. Non riuscendo a
risolvere la resistenza cartaginese e non avendo mezzi per rimpatriare
l'esercito, Agatocle rientra da solo in Sicilia, abbandonando i suoi
306 a.C. L'esercito cartaginese
in Sicilia, sconfitto si ritira oltre l'Halyskos. Si intiepidisce di conseguenza
la pressione delle città orientali
289 a.C. Agatocle muore avvelenato.
Non essendovi una valida successione riprendono vigore le spinte centrifughe
288 a.C. I mercenari di Agatocle,
campani e osci, detti Mamertini (figli di Marte), diretti a far ritorno
in patria, conquistano Messina e vi si fermano. Il carattere bellicoso
li porta in breve a controllare Rhegion e la Calabria, lo stretto e buona
parte della Sicilia orientale
281 a.C. Pirro, re dell'Epiro,
viene in soccorso dei Tarantini insidiati dai romani
278 a.C. I cartaginesi minacciano
Siracusa che chiede aiuto a Pirro, genero di Agatocle. Pirro lascia Taranto
e corre in soccorso di Siracusa respingendo i cartaginesi all'estremo limite
occidentale dell'isola. Non riesce però a cacciarli definitivamente;
anzi, l'arrivo di soccorsi dall'Africa lo costringe a indietreggiare verso
est fino a varcare lo stretto e far ritorno a Taranto. I cartaginesi dilagano:
si alleano con Agrigento e si spingono fino ad occupare Tindari e le Eolie,
costituendo una seria minaccia per Mile (Milazzo). I mamertini sono a loro
volta "relegati" nella parte nord orientale dell'isola fino a Taormina,
chiudendo in tal modo Siracusa da nord
276 a.C. Siracusa. Ierone,
già uomo di Pirro, sposa una nobile siracusana e si fa nominare
comandante dell'esercito.
274 a.C. Ierone sconfigge
i mamertini vicino Milazzo e torna trionfatore, divenendo re di Siracusa.
Poco dopo però Messina cade in mano cartaginese. Dall'altra parte
dello stretto Rhegion é occupata da disertori Campani ribellatisi
a Roma.
270 a.C. Roma, conquistata
Taranto, liquida rapidamente la questione dei ribelli Campani. Ora le due
potenze si guardano dai due lati dello Stretto. Fin quando Cartagine era
stata tenuta a bada da Siracusa non costituiva una grossa minaccia per
Roma, ma ora che si era impadronita di gran parte della Sicilia le cose
cambiavano aspetto.
264 a.C. Col pretesto di
rispondere alla richiesta di aiuto dei Mamertini, dopo una sofferta assemblea
del Senato, Appio Claudio passa lo Stretto, libera Messina e si infiltra
lungo la fascia orientale facendo retrocedere Ierone (II) fino a Siracusa.
Ierone, per necessità e per calcolo chiede la pace, sottoponendosi
al pagamento di un tributo annuo
262 a.C. I Romani, con l'appoggio
di Ierone, assediano e prendono Agrigento
260 a.C. Al largo di Milazzo
il console Duilio ottiene una significativa vittoria sul mare contro i
cartaginesi, fino ad allora superiori nei combattimenti marini. La vittoria
é dovuta all'uso dei corvi, una sorta di ponti che vengono
stesi ad agganciare le navi nemiche, consentendo il passaggio dei soldati
da una nave all'altra e trasformando così lo scontro navale in scontro
di truppe terrestri
256 a.C. I cartaginesi sono
ormai confinati nelle loro tradizionali roccaforti a ovest. I romani tentano
allora lo sbarco in Africa. La spedizione si rivela disastrosa. Costretti
a ripartire dopo aver subito ingenti perdite (rimane in mano cartaginese
il console Attilio Regolo) sono colti da una furiosa tempesta nel canale
di Sicilia al largo di Camarina, rimettendoci la maggior parte delle navi
e aggravando il numero delle vittime della spedizione. A questa perdita
di potenza militare segue la ripresa di Agrigento da parte cartaginese
254 a.C. I romani conquistano
a nord Palermo, Solunto e Tindari
250 a.C. I romani assediano
Lilibeo (Marsala), strategicamente importante in quanto punto di approdo
per la flotta cartaginese in arrivo o partenza per l'Africa
249 a.C. Fallisce un assedio
romano a Drepanon (Trapani). Gravi perdite romane. Contemporaneamente la
flotta romana, sempre al largo di Camarina subisce ulteriori gravi perdite
per una tempesta
241 a.C. Dopo anni di stallo,
con assedi romani falliti, incursioni terrestri dei cartaginesi arroccati
nelle loro fortezze (Erice) ed un costante predominio cartaginese sul mare,
i romani allestiscono una nuova e più potente flotta con la quale
Lutazio Catulo espugna Drepanon, le Egadi e Lilibeo. I cartaginesi sono
costretti alla resa. Si conclude la prima guerra punica. La Sicilia é
tutta romana, tranne il piccolo territorio di Siracusa che grazie alla
diplomazia e all'accorta politica economica di Ierone II era diventata
nuovamente una ricca città d'arte e di cultura
221 a.C. Muore Asdrubale.
Gli succede al comando dell'esercito cartaginese il figlio Annibale Barca,
che accentua la politica anti romana
219 a.C. Annibale occupa
Sagunto. Scoppia la seconda guerra punica
218 a.C. Siracusa. Muore
Ierone II. Gli succede il giovanissimo nipote Ieronimo che denuncia l'alleanza
con Roma, ma viene presto assassinato. Si restaura la repubblica e Siracusa
si schiera con Cartagine.
213 a.C. I Romani, guidati
dal console Claudio Marcello, cingono d'assedio Siracusa. Incontrano però
una dura resistenza sia per i geniali sistemi di difesa inventati da Archimede,
sia perché i Cartaginesi riescono a rifornire la città dal
mare
212 a.C. Claudio Marcello
sconfigge i Cartaginesi ad Imera
211 a.C. Cade Siracusa. Leggenda
vuole che Claudio Marcello abbia pianto per la sorte della città,
non potendone impedire il saccheggio e le distruzioni. Il bottino é
straordinariamente ricco e molte opere d'arte prendono la via di Roma,
suscitando l'ammirazione dei Romani per l'arte greca. Durante la presa
della città Archimede viene ucciso da un soldato
209 a.C. Cessa ogni residua
resistenza cartaginese. La Sicilia, deposte le armi, ha come attività
prevalente la coltivazione del grano
205 a.C. Cornelio Scipione,
eletto console, richiede la Sicilia come provincia di assegnazione. Qui
organizza le forze reclutando uomini e allestendo una flotta
204 a.C. Partito da Lilibeo,
Scipione giunge in Africa, mentre Magone, fratello di Annibale sbarca in
Liguria per portare aiuto al fratello.
203 a.C. Sconfitto Magone
presso Milano. Annibale é richiamato in patria
202 a.C Zama. Presso questa
antica città numidica nell'entroterra cartaginese si svolge la battaglia
decisiva della guerra. Si fronteggiano 50000 Cartaginesi con quasi altrettanto
Romani e alleati Numidici. Annibale lancia una carica di elefanti per rompere
lo schieramento romano. Inattesa la reazione di Scipione: fa suonare le
trombe e urlare i soldati. Gli elefanti, spaventati, fuggono seminando
lo scompiglio tra i Cartaginesi. Il successivo attacco di cavalleria chiude
la battaglia. Cartagine é costretta a cedere la Spagna, a consegnare
la flotta e pagare un'ingente somma a titolo di danni di guerra
201 a.C. Roma. Grande trionfo
per Cornelio Scipione al quale viene dato il cognome di Africano. La definitiva
vittoria su Cartagine ha come corollario il completarsi della "romanizzazione"
della Sicilia che diventa provincia romana